Lo spinning al tonno rosso – Thunnus thynnus – è una delle specialità di pesca in mare più “cool” dei tempi moderni, perché fatta di istanti, adrenalinica al massimo, una vera e propria sfida alla forza bestiale di un pesce. Si può praticare ovunque in mare aperto e, quindi, conditio sine qua non per poterla effettuare è poter disporre di una barca, meglio se un fisherman. Cioè uno scafo con buone attitudini marine, stabile, che possa affrontare il mare in sicurezza, e con una coperta che offra grande attrezzata da pesca. Soprattutto, è necessario che il pozzetto disponga di requisiti come sufficiente spazio in cui muoversi, murate basse – meglio se imbottite nella parte interna, dove l’angler possa puntare confortevolmente le gambe durante il combattimento – e con una falchetta sgombra da ostacoli che possano creare impiccio alla lenza nell’azione di pesca.

Fondamentale in questa pesca è anche il motore della barca: deve essere affidabile, perché spesso per praticare lo spinning ai tonni rossi si arriva molto lontani dalla costa; deve essere potente e con una buona riserva di coppia, perché, come vedremo in seguito, l’accelerazione e la rapidità negli spostamenti è importantissima; ma deve anche consumare poco per garantire buona autonomia ed evitare di trasformare una battuta di pesca in un salasso al distributore.

In Italia ci sono molti spot di pesca frequentati dai tonni rossi, ma sicuramente di grande tradizione per gli appassionati dell’arte alieutica sono quelli presenti in Adriatico sia nella parte alta sia al centro, di fronte alle Marche, ma anche nel Tirreno o nel mare di Sicilia, dove per anni sono stati insidiati con tecniche tradizionali, come la traina o il drifting, e oggi sempre più con lo spinning. In queste zone ci sono tanti bravi pescatori che lo praticano e il primo consiglio che possiamo dare a un neofita è quello di farsi accompagnare da un esperto, non tanto nella disciplina quanto nella sua applicazione specifica ai tonni che, ricordiamo, sono i pesci più forti dei nostri mari e insidiarli con un’attrezzatura da spinning, anche la migliore, non è facile.

Un altro consiglio? Piuttosto una raccomandazione: quella di praticare il più possibile il catch and release, cioè liberare la preda ancora viva una volta recuperata sotto la barca. Questo perché il tonno rosso è una specie di pesce protetta – la sua cattura è contingentata, di norma consentita solo per 15 settimane l’anno, da luglio a settembre, periodo suscettibile di variazione in base al raggiungimento di quote di pescato prestabilite – affinché anche i nostri nipoti potranno divertirsi nella pesca a questa splendida preda!

La normativa, inoltre, obbliga sempre al rilascio di esemplari sotto i 115 centimetri di lunghezza o 30 chili di peso. La speranza di chiunque, tuttavia, è quella di mettere a segno il big fish, ferrare un tonno di taglia, ma realisticamente con la tecnica dello spinning non ci sono molte speranze di cattura quando un pesce del genere supera il quintale. Fino a 60-70 kg con un po’ di pratica il tonno è alla portata, poi più sale di peso e più scendono le possibilità di vincere la sfida, è come cercare di combattere un panzer con il fioretto.

La frenesia dei gabbiani sull’acqua è sempre il miglior segnale per individuare le mangianze del tonno rosso, ma certe volte non bisogna fidarsi troppo dei gabbiani e si deve osservare con la massima attenzione la superficie del mare, possibilmente indossando un cappello con visiera e occhiali da sole polarizzati, per avere una percezione dell’acqua più nitida, senza riflessi, in modo da poter scovare anche a distanza la presenza di banchi di pesce azzurro, di cui il tonno rosso è predatore: quando i tonni arrivano e sono in mangianza si vedono!

Una volta individuati i tonni bisogna avvicinarsi loro quando più velocemente possibile e, come scritto, il motore, le sue performance in accelerazione, devono essere di livello: ogni secondo perso nel raggiungimento del pesce riduce le possibilità di poterlo insidiare, perché com’è improvvisamente apparso all’orizzonte il tonno può altrettanto rapidamente scomparire tornando negli abissi. La pesca a spinning, invece, si svolge a pelo d’acqua o poco sotto, simulando con le esche artificiali ciò di cui il tonno rosso va ghiotto: sarde, alici, aguglie ecc.. Altra raccomandazione è quella di fermare la barca in prossimità della preda, fare in modo che una volta tolto il gas e spento il motore, con l’abbrivio, in silenzio, lo scafo si fermi a qualche decina di metri dal tonno o dalla sua mangianza, perché arrivarci troppo vicino o addirittura sopra servirebbe solo a spaventarlo e a farlo fuggire.

Piombiamo accanto alla mangianza con la nostra attrezzatura pronta e poi?

È vero che una mangianza a volte dura istanti e dunque si deve essere rapidi, ma non frenetici e lanciare a casaccio. Meglio non far cadere l’artificiale nel mezzo della mangianza quanto piuttosto ai suoi margini, stando attenti ai movimenti del tonno per anticiparlo, così da presentargli l’esca, con una velocità di recupero adeguata, in modo ottimale.

 

Parliamo dell’attrezzatura.

Tutto deve essere calibrato sulla potenza del tonno, un pesce che combatte con una forza bestiale. Canna, mulinello e fili devono essere altrettanto potenti, il massimo che i materiali da spinning possono esprimere. Quando si affrontano tecniche di pesca così estreme come lo spinning al tonno, è necessario che ogni componente dell’attrezzatura sia curato in modo maniacale. I dettagli, in questo caso, fanno davvero la differenza.

Un paio di trucchi per chi si appresta a provare questa pesca?

Innanzi tutto di utilizzare l’accoppiata split ring/solid ring per collegare l’artificiale al finale, in modo che sia più rapida la sostituzione dell’esca. Non bisogna essere frenetici e cambiare continuamente l’esca, ma è anche vero che variare ogni tanto non fa male, anzi, è una buona regola. Poi consigliamo di armare gli artificiali con l’amo singolo e non con l’ancoretta, la ferrata è molto più efficace e poi il rilascio di un tonno preso con l’amo è molto meno stressante per il pesce. Infine, di provare anche con artificiali non convenzionali come le esche siliconiche.

Una particolare attenzione va posta alla connessione tramite la quale unire trecciato e nylon. Scartiamo il Toni Pena, nodo conosciutissimo, di facile realizzazione e con una tenuta buona ma non eccellente come necessario. Certamente la connessione più sicura è quella che si realizza tramite un bobinatore e che prende il nome di Pr Knot. Per le dinamiche di realizzazione di questa legatura vi rimandiamo a una semplice ricerca sul web.