Se i clienti dei cantieri nautici fossero tutti come Mauro, chi produce le barche non avrebbe bisogno di fare pubblicità sui media. Nella sua assoluta normalità di utilizzo, semplicemente andando in barca ogni volta che i suoi impegni professionali glielo hanno permesso, Mauro è il testimonial ideale. Da 20 anni sta usando Spigola, il suo Tuccoli T280 Hardtop, tra l’altro il primo esemplare della serie, con lo stesso piacere e la stessa soddisfazione della prima volta. Sia che usi il suo fisherman per andare a pesca, e quando può, Mauro pesca più che volentieri, sia che ci vada in crociera con Rita, sua moglie, e Sacha, suo figlio. Torna sempre in porto contento.

Purché sia pesca

Quando si dice che pesca, il farmacista calabrese, si intende in tutte le maniere. Sopra l’acqua: drifting, tonno gigante, pesca d’altura, pesca allo spada; al bolentino, ai totani «Da noi ce ne sono di bellissimi, anche se, il mulinello elettrico… non la rende la pesca più eccitante», scherza l’armatore. Ma anche in apnea, sotto il pelo del mare. Dove si regala con il figlio anche immersioni con bombole ed erogatore. «Ma qui torniamo su sempre con le mani vuote, perché è giusto lasciare le cose come si trovano, anzi meglio».

Se si parla di crociera, invece, Mauro non intende le belle giornate al mare, a due ore di planata dal porto di Roccella Ionica (Rc), dove la barca è ormeggiata di base. Alcune delle foto che corredano questa pagina sono state scattate alle Eolie, a oltre 100 miglia da casa. Segno che in barca la famiglia ci passa più di un intero giorno. E in questo caso tutti gli aspetti del cruiser devono essere soddisfatti.

Spigola, un eccellente compagno di battute

nauro e sasha tuccoli t280Racconta il soddisfatto armatore: «Spigola è una barca da crociera eccellente in navigazione perché a bordo non ti stanchi mai. Con carena pulita e mare piatto si raggiungono i 31 nodi facilmente. Io, nelle fasi iniziali del progetto, mi sono affidato all’entusiasmo ragionato di Marco Tuccoli che nel caso dei motori scelse due Yanmar diesel 4 cilindri da 250 cv ciascuno. Hanno un ottimo rapporto peso/potenza/tipo di carena il T280 Hardtop entra in planata con la spessa rapidità di un gommone. Io non amo le alte velocità a lungo. Per me la navigazione ideale è alla traina, viaggiando a sei, sette nodi. Se si tratta di trasferimenti posso andare avanti per ore, ma navigando a 23 nodi. E in queste circostanze ho solo 40 litri l’ora di consumo totale. Merito anche delle linee di carena: navigo sempre senza flap (che uso solo con mare al traverso) a 22-23 nodi, tanta strada e poco gasolio. Gli interni sono ottimi per noi. Quando sono in crociera con la mia famiglia ho tutto ciò che amo con me: il mare, la barca e soprattutto Rita e Sacha. Se dovessi cambiare qualcosa darei un po’ di spazio in più agli ambienti di servizio come la cucina o la dinette, ma per il resto sono davvero soddisfatto per come è realizzata, dentro e fuori.»

Come mai un diportista calabrese dello Jonio, per giunta, arriva a scegliere un fisherman di Livorno e per di più il primo esemplare di una nuova linea, così vistoso, poi, con tuna tower e divergenti…

Ho sempre praticato la pesca dalla barca. Circa 25 anni fa, dopo tante barche open rimango colpito dal Tuccoli T25. E in quella circostanza ho conosciuto Marco Tuccoli, e anche il padre Ivano. Tutto felice per la mia barca dopo un anno Marco me lo chiede indietro per propormi il T280, tutta un’altra barca. L’idea mi è piaciuta così tanto da farmi prendere addirittura il prototipo. Abbiamo parlato molto all’inizio del progetto per definire i dettagli. E alla fine tutto ciò si è tradotto in un anno senza barca aspettando la mia che sarebbe apparsa al salone di Genova… In più, dovevo averla per ottobre, ma tra prove per la stampa, sessioni di fotografie e presentazioni a persone interessate l’ho potuta avere solo ad aprile (ride)

E come è stata la visione finale, ma soprattutto come è stata la barca una volta presa?

L’impatto visivo iniziale è stato eccellente. Meravigliosa, molto aggressiva, con il tuna tower, i divergenti americani, e con quel colore, poi. Ho creduto a Marco e sono rimasto del tutto soddisfatto di com’era Spigola. Ho deciso di chiamarla così, come tutte le mie barche, perché da pescatore subacqueo ho sempre ritenuto la spigola la preda più bella. Mi ricorda

L’uso ha confermato la prima impressione. Barca perfetta per pescare, con quella prua che si apre la via tra le onde e con un ottima riserva di galleggiamento che scongiura l’ingavonata anche con mare secco e ripido. In più è bella larga nelle uscite di poppa che la rendono meno ballerina. Infatti nonostante tutta la sovrastruttura che la fa svettare sul galleggiamento non ho mai avuto problemi di stabilità. Certo sul mare mosso rolla un po’ di più, ma mai in maniera fastidiosa. Io poi sto sempre sopra, per timonare. La plancia interna non la uso mai.

Da un punto di vista costruttivo è un perfetto esempio di barca prodotta dalla grande cantieristica italiana. Molto ben costruita. Ogni due anni la tiro fuori e non ho mai trovato problemi di osmosi o di delaminazione.

Tutta questa soddisfazione è stata positivamente contagiosa, tanto che ha convinto un paio di amici a prendere un Tuccoli. Uno è proprio Vincenzo che ormeggerà il suo T250VM accanto a lui, l’altro è un proprietario di Tuccoli Moby Dick 21.

E se oggi Mauro dovesse cambiare barca che cosa prenderebbe?

Ci sono fisherman americani bellissimi, ma io ricomprerei una barca italiana e quindi un Tuccoli.

Sacha, il figlio di Mauro, qualche estate fa prima di risalire a bordo di Spigola con una bella preda in mano.

Entrobordo o fuoribordo?

Sarei davvero indeciso perché ogni soluzione ha i suoi vantaggi. Non lo so, non ho preconcetti. Sceglierei in base alla barca e ai motori. Anche se ho visto che i nuovi fuoribordo sono davvero dei bei propulsori. E di sicuro la loro manutenzione è minore. IO adesso voglio fare sbarcare e sabbiare i miei motori, con un fuoribordo questo sarebbe molto più semplice (ride).

Qual è il più bel ricordo legato a Spigola?

Un tardo pomeriggio di settembre, ero da solo, in barca. Avevo praticamente compiuto il periplo delle Eolie pescando a traina. Un centinaio di miglia navigando a 6 nodi: uno spettacolo. Verso la fine del secondo giorno stavo rientrando e tenevo la prua verso est. Alle mie spalle, mentre mi avvicinavo alle isole più orientali il cielo prendeva sempre di più i colori caldi e infiammati del tramonto. Alicudi e Filicudi mi osservavano da dietro la poppa e davanti a me si apriva lo spettacolo di Salina, Lipari e Vulcano che si decoravano delle tonalità magiche che annunciano l’arrivo di una meravigliosa notte di fine estate. Non ho preso un pesce in tutto il giorno, ma quel momento lo porterò per sempre con me come uno dei momenti più belli che abbia vissuto in mare.